mercoledì 17 gennaio 2018

PROSSIMI APPUNTAMENTI

Sabato 20 gennaio ore 19.00

Circolo dei Lettori nell'ambito dei 
RACCONTI DAL DIVANO

presenta

TRE SUL DIVANO
L'appuntamento del Circolo dei Lettori per i lettori.
Una volta al mese Ottavio Mirra incontra due lettori appassionati per parlare al pubblico del libro che, secondo loro, ognuno dovrebbe avere nella propria “biblioteca”.


Questa sera incontriamo:

Roberto Duonnolo che ci parlerà di
MEMORIE DAL SOTTOSCALA
di Vittorio Gassman (Longanesi)

Lorenzo Limardi che ci parlerà de
L'AMICO RITROVATO di Fred Uhlman (Feltrinelli)

Ottavio Mirra abita a Capua (Caserta), esercita l'attività di avvocato civilista ormai da troppo tempo. La salvezza è il Golfo di Napoli, dove si immerge e veleggia sin da ragazzino. Nel 2016 il racconto “Attilio” è risultato vincitore del torneo letterario “Terre di lavoro. Racconti dal presente” inserito nell'antologia omonima edita da Artetetra edizioni, nello stesso anno, il suo racconto “Simonetta” ha vinto la XV edizione del premio letterario “Racconti nella Rete” entrando tra i venticinque inseriti nell'antologia del premio edita da Nottetempo.




mercoledì 10 gennaio 2018

Il galateo per sindaci firmato Serracchiani

A 300 tra primi cittadini e amministratori del Friuli Venezia Giulia, la Regione ha inviato un libretto con consigli per cavarsela al meglio in occasioni ufficiali, ma anche suggerimenti su abbigliamento e galateo. Imbarazzo del Pd, commenti irati dal Centro Destra

 

 
 



«Lavati bene con acqua e abbondante sapone, indossa indumenti lindi, non svuotarti addosso la boccetta del profumo e cura i capelli in modo che siano puliti e ordinati». Consigli per adolescenti, alle prese con gli ormoni della crescita, in vista della cresima? No, si tratta del decalogo inviato a 300 tra sindaci e amministratori del Friuli Venezia Giulia. Un’operazione costata seimila euro e finanziata dalla Regione. Il volumetto - 68 pagine in tutto, in libreria si spendono 25 euro - si intitola Signor/a Sindaco come fare quando…?, un vademecum sul cerimoniale e il protocollo.  

Accanto a molte informazioni utili per evitare gaffe istituzionali, nella pubblicazione sono contenute anche delle osservazioni che hanno mandato in bestia i primi cittadini friulani e giuliani. Le perle iniziano dalla postura: «Non ci si tocca i capelli, non ci si gratta, soprattutto la pancia, non ci si toglie le scarpe, non si mettono le mani in bocca, le unghie non devono essere mangiucchiate, sinonimo di incuria. Non si gioca con posate, stoviglie e cibo e non ci si isola giocherellando con il telefono cellulare che deve essere spento e non appoggiato sul tavolo». E ancora: «Non si corre, non ci si tocca (!?), non si sbadiglia platealmente». Tassativo il suggerimento per l’abbigliamento: «Gonna al ginocchio o pantaloni per la donna, completo (mai nero) per gli uomini. Le sindache avranno l’accortezza di indossare calze e scarpe chiuse anche d’estate». 

I capitoli relativi a mangiare e bere sono quelli più esilaranti, se rapportati al contesto in cui queste situazioni non dovrebbero accadere: «Non si parla a bocca piena e si mastica a bocca chiusa. Non si tira su la minestra e non si fanno rumori con la bocca, il coltello non va usato come un pugnale così come la forchetta come una ruspa. Prima di bere ci si pulisce la bocca con il tovagliolo». 

Di fronte alla levata di scudi dei sindaci del Centro Destra - quelli del Pd si sono limitati ad un imbarazzato no comment - dall’Ufficio di Gabinetto della Regione è arrivata la spiegazione rispetto all’operazione decoro, precisando che la presidente Debora Serracchiani si è limitata a firmare la lettera di accompagnamento dello sgradito cadeaux. «Nessuno detta regole di comportamento individuale, ma si è ravvisata l’utilità di dotare i Comuni di uno strumento di supporto alle esigenze di cerimoniale e di protocollo, al fine di agevolare gli stessi nello svolgimento delle loro funzioni sia ordinarie sia straordinarie», si ricorda. Si tratta, in effetti, di una pubblicazione che in grandissima parte dà indicazioni utili sul cerimoniale di Stato, in forma semplice e immediatamente fruibile dagli amministratori degli enti locali, soprattutto quelli che per dimensione non hanno strutture appositamente dedicate. Istruzioni per l’uso che hanno un carattere internazionale: vi si atteneva Michelle Obama, lo segue l’emiro del Qatar. 

Il quadernetto, firmato dal cerimonialista Giovanni Battista Borgiani, è diviso in capitoli tematici in cui sono esposte alcune regole essenziali, dalle modalità di esposizione delle bandiere, all’utilizzo della fascia tricolore, dalle lettere e la messaggistica istituzionale, alle precedenze e ai piazzamenti a tavola e nelle sedi istituzionali, all’organizzazione di eventi e cerimonie. Ha collaborato alla realizzazione l’Associazione Nazionale Cerimonialisti degli Enti Pubblici (Ancep), che lo scorso dicembre lo ha presentato in un incontro promosso da Anci Veneto, suggerendolo principalmente ai sindaci ed amministratori di enti pubblici. 

 Fonte: Lorenzo Padovan - Web 

lunedì 8 gennaio 2018

sabato 6 gennaio 2018

Incontro con l’Autore
Alcuni raccapriccianti delitti 

pubblicati nel libro di 

Ferdinando  Terlizzi 

DELITTI IN BIANCO & NERO  




raccontati dall’autore 


Valogno il Borgo d’Arte 
di Sessa Aurunca. 


Mentre illustro il mio libro al nutrito pubblico con unico spettatore presente Alessandro Santulli, fotoreporter e la sua gentile fidanzata...  



Con Alessandro nella casa museo di Giovanni Casale 
mia  moglie Virginia al telefono 
Con mia moglie 

Alcuni raccapriccianti delitti pubblicati nel libro di Ferdinando Terlizzi  “Delitti in bianco e nero” raccontati dall’autore a Valogno il Borgo d’Arte di Sessa Aurunca. Il Servizio fotografico è di Alessandro Santulli. 




LA STORIA DI CARMELO GALLICO, FIGLIO E FRATELLO DI BOSS, IN CELLA PER 2090 GIORNI E POI ASSOLTO

«LA MIA FAMIGLIA HA UNA STORIA, E IL PESO DI QUELLA STORIA LO PORTO OGNI GIORNO SULLE MIE SPALLE, MA IO NON SONO LA STORIA DELLA MIA FAMIGLIA. LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO NON L’HO PRESENTATA SOLO PER ME MA PER FAR SÌ CHE SI DISCUTA DI CARCERE, SI CAPISCA CHE OCCORRE FAR QUALCOSA PER MIGLIORARLO»

«Al 41bis innocente e senza dignità Ora lo Stato mi deve risarcire»


 di  Valentina Stella ( Il Dubbio )

     Il tribunale civile di Brescia ha deciso che un ex detenuto dovrà essere risarcito dal ministero della Giustizia con oltre 14mila euro per la “detenzione contraria alla dignità” che ha subìto. È stato in carcere per 2090 giorni, 1754 dei quali trascorsi in custodia cautelare senza che poi venissero provate le accuse di mafia che gli erano state contestate dalla procura di Reggio Calabria e che sono cadute, con relativa scarcerazione, nel marzo del 2016 davanti alla Corte d’appello calabrese.

     Carmelo Gallico, 54 anni, ha trascorso - per accuse di associazione mafiosa poi risultate infondate secondo la Cassazione - un lungo periodo di detenzione preventiva - la quasi totalità al regime duro del 41bis - tra le carceri di Brescia, Cuneo, Nuoro, Rebibbia a Roma, e in misura di sicurezza detentiva nella casa di lavoro di Favignana.

Il giudice civile Giuseppe Magnoli nelle sue motivazioni sottolinea che non è stata rispettata la legge penitenziaria del 1975, redatta per sorpassare quella fascista, con lo scopo di umanizzare la pena, in attuazione del principio dell’art. 27 della Costituzione che “stabilisce espressamente – scrive il giudice - che il trattamento penitenziario deve essere conforme ad umanità, e deve assicurare il rispetto della dignità della persona'.

     Per il legale di Gallico, l’avvocato Andrea Arcai: «La speranza è che questa sentenza non si limiti al risarcimento economico ma serva all’Italia a mettersi in regola come da tempo chiede l’Europa per le condizioni di vita nelle nostre carceri. Questa sentenza mi ha fatto particolarmente piacere perché purtroppo anche io in gioventù – ( nel gennaio del ‘ 77, l’anno del suo esame di maturità, Arcai fu arrestato per la strage di piazza Loggia) – fui implicato in un processo ingiustamente e da innocente restai tre mesi e mezzo in carcere».

     Abbiamo raggiunto Carmelo Gallico al telefono nella sua casa di Palmi, in Calabria: qui è tornato per assistere l’anziana madre, mentre il resto della famiglia è in carcere. Da qui, in un regime di sorveglianza speciale, dà seguito al suo processo di riabilitazione, iniziato a Brescia, laureandosi in giurisprudenza, scrivendo libri premiati diverse volte.



Quali sono state nel dettaglio le condizioni di disumanità in cui è stato detenuto?

Al 41bis, regime molto afflittivo, vigeva uno stato di isolamento totale dai familiari e dagli altri detenuti. Ero chiuso in cella 22 ore da solo. E poi c’era l’obbligo del silenzio: non potevo parlare – al di fuori dell’ora di socialità - con i tre membri del mio gruppo scelti dalla direzione carceraria. L’uomo scompare e il detenuto arriva ad identificarsi con il numero della propria cella. Poi c’erano le gravi carenze strutturali: nella colonia penale di Favignana le celle erano sotto il livello del mare, senza finestre e sovraffollate, a Cuneo non funzionavano i riscaldamenti e mancava l’acqua calda, in Sardegna eravamo in 8 in una cella per 3 con un bagno a vista senza divisori né muri. Le condizioni erano davvero disumane.

     Lei ha trovato nella scrittura una catarsi, un riscatto sociale che gli ha fruttato anche numerosi premi, tra cui il Bancarella 2002 e il Casalini 2016 con la sua autobiografia “Senza Scampo La mia vita rubata da faide e ‘ ndrangheta”. Alcuni suoi racconti sono stati messi in scena in uno spettacolo teatrale diretto da Emanuela Giordano.

     La scrittura e i libri mi hanno permesso di non smarrirmi e di mantenere la lucidità durante la mia dura detenzione. Ho trasformato quello che ho vissuto in racconti. Mi sento la voce narrante del dolore di tutte quelle persone recluse che non hanno gli strumenti per farsi sentire, far conoscere le loro storie.

Cosa lo ha spinto a fare questo ricorso?

La richiesta per detenzione inumana si inserisce proprio in questo filone. Non l’ho fatto solo per me ma per far sì che si discuta di carcere, si capisca che occorre far qualcosa per migliorarlo. Io ho intrapreso questo percorso con l’associazione Carcere e Territorio di Brescia, presieduta dal professore Carlo Alberto Romano, e fondata da un magistrato di sorveglianza.

Alla fine degli anni 70 Palmi è stata il teatro di una sanguinosissima faida tra la sua famiglia e i Condello: oltre 60 i morti. Lei ha scritto più volte: “Sono nato libero e ho smesso di esserlo il giorno dopo. Non ho scelto in che famiglia nascere, ma ho potuto scegliere cosa diventare”.

La mia famiglia ha una storia, e il peso di quella storia lo porto ogni giorno sulle mie spalle, ma io non sono la storia della mia famiglia. Non sei tu che scegli la faida, è la faida che ti sceglie. Invece la scelta di appartenere a una associazione criminale è una scelta individuale. Con la mia presenza in Calabria vorrei dimostrare che si può vivere in un luogo come questo, col mio passato dietro, ma senza aderire a quella cultura, prospettando una alternativa a chi vorrebbe intraprendere la strada dell’illegalità o rinnegare questa terra. Io vorrei avere il diritto di amare la mia famiglia e separare il piano dell’affetto da quello che ogni individuo sceglie per la propria vita.

Lei fu arrestato la prima volta per aver coperto la latitanza nel bunker di casa vostra dei suoi fratelli. Oggi direbbe ad un ragazzo nelle sue stesse condizioni di denunciare?

     Chiedere a un ragazzo di denunciare il padre o il fratello significa fare una violenza contro quel ragazzo. Il nostro codice non prevede il reato di favoreggiamento per il familiare che non denuncia. Ma la mia domanda era dal punto di vista morale e culturale. Per me, quello che gli altri vedono solo come un reo, rimane sempre mio fratello o mio padre. Poi ovviamente se quel familiare commette un reato sarà compito della giustizia fare il proprio corso e se ritenuto colpevole sconterà la pena. Non vorrei scomodare Antigone ma io mi riconosco spesso nella sua storia: mi sento spesso con quel travaglio interiore tra il dover scegliere tra la legge naturale che ti porta verso la tua famiglia e la legge imposta dall’uomo. Si tratta di un conflitto irrisolvibile.

Qual è quindi il suo impegno civile e sociale oggi?

Partecipo ad incontri nelle scuole e convegni per sensibilizzare sul tema del carcere. Oggi sono tornato in Calabria perché credo che il mio impegno sociale abbia una forza maggiore se condotto da questa terra, conosciuta soprattutto per la criminalità. Qui serve di più la sensibilizzazione sul carcere e su quello che può condurvi. La mia battaglia è anche quella personale di liberarmi per sempre dell’etichetta di mafiosità, è una battaglia di verità. E poi si può vivere in Calabria senza dover essere per forza un mafioso o con un destino già segnato. Ora attendo che si chiudano degli strascichi giudiziari per riprendermi con una piena assoluzione la mia libertà e dignità. Poi potrò pensare a fare causa per ingiusta detenzione.


«LA MIA FAMIGLIA HA UNA STORIA, E IL PESO DI QUELLA STORIA LO PORTO OGNI GIORNO SULLE MIE SPALLE, MA IO NON SONO LA STORIA DELLA MIA FAMIGLIA. LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO NON L’HO PRESENTATA SOLO PER ME MA PER FAR SÌ CHE SI DISCUTA DI CARCERE, SI CAPISCA CHE OCCORRE FAR QUALCOSA PER MIGLIORARLO»


Nella narrazione di Carmelo Gallico la parte sbagliata del mondo prende il nome di Malamorti e più che un luogo è l'emblematica rappresentazione di una Calabria di 'ndrangheta e falde dove chi non muore ammazzato muore in galera. Carmelo, in quella parte sbagliata di mondo, ci è nato e cresciuto; già da bambino impara cosa sia il carcere, andando a trovare il padre detenuto. La morte si presenta quando aveva 15 anni, quando gli uccidono il fratello ventenne. E poi quando, una notte, tentano di sterminare la sua famiglia ed egli rimane sepolto sotto le macerie della casa, distrutta. Costretto a lasciare il liceo, gli amici e la normalità esistenziale che tanti suoi coetanei posseggono, spesso senza rendersene conto, ne sentirà la mancanza. Convinto che solo lasciandosi alle spalle questo scenario, le cose sarebbero potute cambiare, decide di partire per un paese lontano, oltre gli oceani, ma un grave incidente stradale glielo impedisce. Rimane quindi in Calabria, quella Calabria, dove le vicende famigliari lo trascinano in un vortice impetuoso che ruota attorno alla Giustizia e al suo corso; a 25 anni, inevitabilmente verrebbe da dire, entra in carcere. Seguono i lunghi anni dei processi. Condanne, assoluzioni, altre condanne divenute definitive e pene da scontare. Quella di Carmelo non è una storia dei giorni nostri; è una storia antica, senza tempo che affonda la propria consistenza negli archetipi delle sue radici



mercoledì 3 gennaio 2018

BUON ANNO 2018 DA UN 

ERGASTOLANO SEMILIBERO


Buon anno ai prigionieri e a tutti i prigionieri di se stessi;
buon anno ai giudici che pretendono di giudicare senza essere giudicati;
buon anno a tutti gli innocenti, pure ai colpevoli e a quelli colpevoli di essere innocenti;
buon anno ai forcaioli purché si ricordino che il carcere è come un'autostrada e ci potrebbero passare pure loro;
buon anno a quelli che sono morti per essere vivi e a quelli che tentano di essere vivi per non morire;
buon anno a tutti quelli che soffrono, piangono, a quelli che ridono e sono felici, ai pazzi e ai normali che fanno i pazzi per non impazzire;
buon anno a quelli che hanno speranza, a quelli che l'hanno persa e a quelli che si illudono e sognano e a quelli che non reggono il peso della prigione e della sofferenza;
buon anno a tutti i prigionieri del mondo, pure a quelli con il fine pena nell’anno 9.999;
buon anno a tutti quelli che si sono tolti la vita in carcere e a quelli che se la toglieranno quest’anno;
buon anno a quelli che si sentono piccoli perché solo così si può essere grandi;
buon anno a quelli che credono che una verità non è che un aspetto della verità;
buon anno a quelli che credono che il giudizio per essere giusto dovrebbe tener conto non soltanto del male che uno ha fatto, ma anche del bene che potrebbe fare, non solo della sua capacità di delinquere, ma anche della sua capacità di redimersi;
buon anno a quelli che sono ciò che sono, che non si piegano alle ingiustizie e non si rassegnano;
buon anno anche ai deboli che sono forti perché non lo nascondono;
buon anno a tutte le vittime dei prigionieri e ai prigionieri vittime di se stessi e della società;
buon anno ai nostri guardiani che non ci fanno capire dove abbiamo sbagliato ma solo ci puniscono perché abbiamo sbagliato;
buon anno a quelli che capiscono la giustizia vivendo l'ingiustizia fra le mura di un carcere;
buon anno a tutti i prigionieri che pure in catene pensano da uomini liberi;
buon anno ai professionisti dell’antimafia che continuano a produrre solo altra mafia, perché la devianza e la criminalità si sconfiggono soprattutto culturalmente;
buon anno ai politici che usano i mass media per manipolare le coscienze. 
buon anno a quelli che pensano che la vita presenti sempre nuove sfide, che aiutano a crescere e a mettersi in discussione;  
buon anno a quelle persone che sono convinte che il terrorismo religioso o politico e la criminalità organizzata si combattano e si vincano con la pena di morte o con la pena dell’ergastolo, o con il regime di tortura del 41 bis, perché non sanno quanto si sbagliano: la storia ci insegna il contrario e il male, da solo, anche se dato in nome della legge o del Dio di turno, moltiplica altro male;
buon anno a quelli che cercano di trasformare i cattivi in buoni, perché solo così le vittime dei reati vengono “vendicate”, con il senso di colpa di chi comprende il male fatto, e chi perdona trova un po’ di pace e si libera, almeno di un poco, del male ricevuto;
buon anno ai deboli, ai derelitti, agli ultimi, ai poveri e ai ricchi che sono poveri, ai potenti della terra, a tutti noi che ci siamo e a quelli che non ci sono più;
buon anno anche a Papa Francesco che ha abolito la pena dell’ergastolo nella Città del Vaticano.

Carmelo Musumeci
Gennaio 2018

CRONACHE AGENZIA GIORNALISTICA: LA MOSTRA DI GABRIELEMARINO ALLO STORICO MUNICIPIO...

CRONACHE AGENZIA GIORNALISTICA: LA MOSTRA DI GABRIELEMARINO ALLO STORICO MUNICIPIO...: LA MOSTRA DI GABRIELE MARINO ALLO STORICO MUNICIPIO DI S.MARIA C.V. Santa Maria Capua Vetere - Inaugurata lo scorso 16 dicembre, c...
LA MOSTRA DI GABRIELE MARINO ALLO STORICO MUNICIPIO DI S.MARIA C.V.

Santa Maria Capua Vetere - Inaugurata lo scorso 16 dicembre, continuerà fino all’8 gennaio, la mini antologica di Gabriele Marino allo Storico Municipio di via Cappabianca a  Santa Maria Capua Vetere, inserita in una serie di manifestazioni artistico-culturali in omaggio all’inaugurazione dell’ex storico edificio che costituisce uno dei gioielli architettonici  della città. Gabriele Marino, artista di rilevanza internazionale, con la collaborazione di Gennaro Stanislao (responsabile della Galleria d’Arte “Il Pilastro”)  e Enzo Oliviero, (funzionario del comune direttore della biblioteca municipale) ha voluto presentare all’attenzione del pubblico che si è mostrato veramente interessato con un’attiva partecipazione, un campionario di opere che vanno dal 1965, anno delle sue prime esperienze pop alle ultime creazioni datate 2015 di carattere anaiconico-materiche che in ogni caso rispettano il lungo “fil rouge” della sua cinquantennale ricerca nel campo delle  arti visive. Coerente e sempre proiettato in avanti, l’artista per questo ed altro, è stato annoverato dall’autorevole rivista d’arte Flash Art, tra i cento artisti più importanti degli ultimi quarant’anni in Italia. L’artista nativo di Atella di Napoli, ha fatto oggetto della sua ricerca lo spirito ironico contenuto  nelle storiche “fabulae atellane“ con quei moti dissacratori che costituivano la prerogativa di quelle rappresentazioni teatrali. Questo humus è ancora presente nel popolo attuale che  si esprime sempre con una punta di sberleffo e di sarcasmo nella vita quotidiana. Gabriele Marino ha accolto tutto ciò nella sua ricerca portata in giro in Italia e nel mondo, attraverso più di settanta mostre personali  e innumerevoli partecipazioni a rassegne e collettive di  alto livello. Del suo lavoro si sono occupati i più importanti critici  d’arte italiani e già nel 1985 Franco Solmi docente al DAMS di Bologna dell’arte di Gabriele Marino ebbe a scrivere in una monografia dedicata all’artista: “…quasi tutti gli studiosi hanno colto l’irreprimibile vocazione al far fantastico del pittore di Atella e molti hanno sottolineato come a questo dilatarsi dell’immaginazione (del fare immagini) corrisponde sempre una sorta di riduzione a uno schema didattico ad una pseudo tabella  delle convenzioni espressive entro le quali l’elemento ironico gioca il ruolo ammiccante della ragione che dalla fantasia recupera qualche distanza. Mi sembra, insomma che nel contrasto che nel continuo rivisitare la tradizione, della cultura, dei costumi e dell’arte stessa, Gabriele Marino abbia mantenuto una tenace riserva mentale, la stessa che si è espressa, in tante sue opere, nei confronti  della storia   e dei suoi personaggi emblematici. Anzi il suo Federico da Montefeltro ha un senso solo  in quanto perde la sua identità di immagine d’arte “originale “ per  divenire oggetto di una imagerie ripetibile e ripetuta all’infinito, in un gioco inarrestabile di rispecchiamenti, immaginari, appunto non è un caso che Gabriele Marino, negli anni sessanta, abbia svolto ricerche “Pop” assumendole come strumento di contestazione  aperta dei modelli della società affluente….” La mostra si sviluppa in una dimensione cronologica che ci fornisce anche un piccolo saggio di sculture in ottone che vanno in una tematica mitologica a rivisitare Il “supplizio di Tantalo” e una vera chicca qual è la Diana Tifatina che in un’estrema sintesi classicheggiante rievoca  il mondo perduto di un luogo ameno sostituito con brutalità dalle mani dell’uomo facendolo diventare la montagna estremamente brulla e costituisce perciò un omaggio al nostro territorio” perduto” con un punta di rimpianto. Le ultime opere esposte sono invece uno spaccato del decadimento del mito americano con la serie delle “stones star’s” espresse attraverso uno sfaldamento pittorico che fa della materia , la protagonista  assoluta, giocando sul tema delle stelle della bandiera statunitense.





domenica 31 dicembre 2017


 GRAZIE ED AUGURI A TUTTI.

A CHI MI VUOLE BENE, A CHI MI STIMA E MI SOPPORTA… AI MIEI CARI, AI TRE FIGLI E SEI NIPOTI….A MIA MOGLIE... 


E PRINCIPALMENTE AI 332.422… 

(TRECENTOTRENTADUEMILAQUATTROCENTOVENTIDUE) 

VISITATORI DEL MIO SITO…


SONO CONTENTO NON CHIEDO UN 

ANNO MIGLIORE DEL 2017 MA 

UGUALE…


HO COMPIUTO 80 ANNI…

HO PUBBLICATO IL MIO TERZO LIBRO…

MI SONO SPOSATO CON LA MIA 

COMPAGNA CON LA QUALE ERO IN… 

SIEME DA OLTRE 30 ANNI…

STO LAVORANDO AD ALTRI 

PRESTIGIOSI PROGETTI EDITORIALI…

STO CURANDO PER LE EDIZIONI 

ERACLE IL LIBRO RIVELAZIONE DI 

AUGUSTO LA TORRE 

"DA CRIMINALE A CRIMINOLOGO” 

(GRAZIE ANCHE ALLA 

COLLABORAZIONE DEL GIORNALISTA E 

SCRITTORE SERGIO NAZZARO… ) 

HO IN ALLESTIMENTO LE BOZZE 

DELL’ENNESIMO LIBRO 

“CASERTA  CRIMINALE” 

( GRAZIE ALLA COLLABORAZIONE DEL MIO FRATERNO AMICO ENZO VOLLUCCI…ECLETTICO GRAFICO E NON SOLO…)



E POI SE DIO MI DARA’ LA FORZA DI 

SOPRAVVIVERE UN LIBRO 

ECCEZIONALE CHE RIMARRA’ NEGLI 

ANNALI  EDITORIALI DI CASERTA:

ANATOMIA DI UN PROCESSO PER 

UN DELITTO D’ONORE” 

CON LE ARRINGHE INTEGRALI DI 

ALFREDO DE MARSICO E GIOVANNI PORZIO...


 CHE ALTRO VOGLIO DALLA VITA???

 UN ANNO BIS…BIS…BIS…!!!



sabato 23 dicembre 2017

UNA BIBLIOTECA MOLTO SPECIALE…
QUELLA DEL CARCERE DI IVREA
Augusto La Torre nella struttura di Ivrea 


La sezione Ristrutturata è un grigio edificio che sorge isolato all’interno della Casa Circondariale, dove scontano la loro pena i detenuti  che necessitano di protezione particolare. Per lo più sono stati appartenenti alla criminalità organizzata, con condanne molto lunghe compreso l’ergastolo. Nonostante i miei lunghi anni di volontariato in carcere, trovarmi di fronte a  un “fine pena mai”  ha provocato in me una serie di emozioni forti e contrastanti, soprattutto per la “serenità” e “ l’ironia” con cui, per esempio dopo trent’anni,   viene vissuta. Mi sono trovata così, in questo mondo a parte, su incarico della direzione,   per  sistemare la sala adibita a biblioteca , in cui libri accatastati e polverosi sopravvivevano in completo abbandono, con la segreta speranza di invogliare alla lettura anche chi non ha mai preso un libro in mano.
Ho iniziato provando a coinvolgere alcuni detenuti nell’impresa di creare una biblioteca ordinata, calda e accogliente. Ho conosciuto R. il bibliotecario, ergastolano, e A., un detenuto di lungo corso appassionato di lettura e studente universitario.
Dopo un primo periodo di conoscenza reciproca e qualche incomprensione,  ci siamo capiti e piano piano tra noi si è creato un rapporto interpersonale molto bello. Abbiamo scoperto di avere molti interessi in comune e soprattutto ci piace dissertare di tematiche che riguardano molteplici aspetti della vita detentiva e libera, prendendo spesso spunto dai libri che passavano tra le nostre mani…
È stato molto bello vedere che A., R. e P., un bravissimo grafico, si sono impegnati per sistemare tutti i libri presenti nella vecchia biblioteca, eliminare quelli inutili e rovinati a causa dell’umidità e infine catalogarli per genere e in ordine alfabetico.
Durante i lavori di riordino sono stata presente anche tre volte a settimana proprio perché desideravo collaborare con i miei tre “ragazzi”, come chiamo affettuosamente A., R. e P.
Augusto La Torre mentre scrive le sue memorie
DA KRIMINALE A CRIMINOLOGO 

Abbiamo deciso di comune accordo quali e quanti libri conservare, dove sistemarli e quali e quanti mandare altrove.
Sempre assieme abbiamo stabilito come disporre gli scaffali nella sala al fine di ottenere maggior spazio anche perché nella stessa sala a breve inizierò un corso di cineforum.
Devo dire che “ i miei tre ragazzi” si sono dati molto da fare per creare una bella sala lettura e mi hanno reso molto felice quando, senza avvisarmi, hanno realizzato alcuni disegni, arricchiti da significative citazioni sulla lettura e non solo, sulle pareti della sala biblioteca.  
Come se non bastassero i bellissimi disegni, che potrei chiamare piccoli murales, “i miei tre ragazzi” hanno fatto realizzare, da altri detenuti bravi nel creare oggetti di legno, delle targhette indicanti le varie categorie. Hanno provveduto a sistemare la tenda alle finestre, hanno recuperato un monitor per il computer ed hanno effettuato altre riparazioni. Alcune riparazioni, disegni e migliorie sono state realizzate  per accontentarmi dopo aver espresso loro le mie idee. Sta di fatto che quando ritornavo scoprivo che puntualmente i miei desiderata erano stati realizzati.
In alcune circostanze  si è creata un’atmosfera così bella che mi sono perfino commossa.
È difficile, forse impossibile, riuscire a trasmettere le emozioni che mi regalano i miei ragazzi e gli altri detenuti a chi non è mai entrato in un carcere e non ha mai respirato gli odori unici e inconfondibili dell’ultima istituzione totale. Come potrei descrivervi le espressioni dei loro occhi ? Occhi che hanno visto il male ma che a me domandano solo bene.  Sguardi di uomini maturi, cresciuti dietro le sbarre, tra quattro mura, che dietro una parvenza di machismo e forza interiore emanano dolore e sofferenza ad ogni battito di ciglia. Ma non tutti possono cogliere i loro tormenti e i loro  stati d’animo se prima non riusciranno a conquistarsi la loro fiducia e la loro stima. Gli stessi occhi che a me domandano affetto e comprensione, spesso anche un casto perdono per il male fatto agli altri e ai propri cari, agli sconosciuti trasmettono distacco e freddezza o peggio il vuoto.
I miei ragazzi sanno di non essere delle vittime, e non si lamentano mai delle loro condanne, ma soltanto delle diseguaglianze e delle discriminazioni tra detenuti da loro percepite e non comprese, e con il loro sorriso ironico, sorridendomi mi dicono: ”Cara Marilena, la legge è uguale per tutti, ma non pensiamoci, leggiamoci un bel libro così viaggiamo con la fantasia”.

Marilena Pola e A. L.T.
               


    

mercoledì 20 dicembre 2017


Il centro culturale il Pilastro e  il comune presentano il libro “Mithra , il dio della luce”  e la terza rassegna d’arte “Mithra Sol Invictus” presso il  Liceo artistico.



Santa Maria Capua Vetere –  Il centro culturale il Pilastro, in compartecipazione con il comune e con il Liceo artistico, ha organizzato per giovedì 21 dicembre 2017, alle ore 11.00 la presentazione del libro “Mithra , il dio della luce” del prof. Stelio W. Venceslai,  presso lo storico municipio di via Cappabianca, appena riaperto alla cittadinanza. Alle  ore 18.00 è prevista in vece l’inaugurazione della terza rassegna d’arte “Mithra Sol Invictus” presso il  Liceo artistico. Le opere in esposizione sono oltre ottanta e sono state appositamente realizzate da artisti provenienti dalla croazia, egitto, grecia, italia, marocco, spagna, tunisia, turchia, usa,  sul tema:  “Il toro nella cultura dei popoli del mediterraneo” che sarà anche l’argomento che tratterà
il prof. Venceslai, gran priore d’Italia dei templari. Le  opere saranno donate al Comune ed andranno ad arricchire la collezione già esistente. Alla cerimonia di inaugurazione della mostra saranno presenti: due artisti egiziani, uno spagnolo, un turco, due tunisini. La mostra sarà presentata dal prof. Giorgio Agnisola, critico d’arte. La partecipazione degli artisti stranieri ed in particolare di quelli spagnoli, egiziani e tunisini, è stata promossa dai maestri Enzo Marino ed Enzo Trepiccione residente in Spagna.




venerdì 15 dicembre 2017






 L'AUTORE PROF. NATALE 


A Caserta e a Santa Maria Capua Vetere la presentazione del libro del professore Marcello Natale: "36 racconti per 13 mesi".   


"36 racconti per 13 mesi" è il titolo dell’interessante libro sulle leggende e i racconti popolari casertani scritto dal professore Marcello Natale che verrà presentato al pubblico nei prossimi giorni, in tre luoghi diversi: sabato 16 dicembre, alle ore 18, presso la Galleria Saccone di Santa Maria Capua Vetere durante il vernissage dei quadri di Giuseppe della Ventura che ha, tra l’altro, curato le illustrazioni del libro; lunedì pomeriggio 18 dicembre, alle ore 16.30, agli studenti dell’Unitre presso l'Istituto Salesiani di Caserta; infine mercoledì 20 dicembre, alle 17.00, ai componenti dell'Associazione "50 e più" in via Roma a Caserta. Nel corso degli incontri il professore, da sempre interessato di storia locale e delle tradizioni di Terra di Lavoro, si soffermerà sui racconti e sulle tradizioni del Santo Natale.
Il libro  "36 racconti per 13 mesi" è nato “investigando” tra la gente e nelle biblioteche, nel labirinto della città e in quello della memoria del suo autore che ha inteso prestare la penna alla voce del popolo e alla sua sensibilità, dipingendo un insolito affresco fiabesco e magico del territorio in cui risiede.
Il materiale è  suddiviso in dodici parti, quanti sono i mesi, divisi a sua volta nei tre momenti della giornata: una leggenda agiografica per la mattina, una fiaba per il mezzodì e una storia di vita vissuta per la sera, presentatate con lo stile tipico del racconto mitologico. È un corpus vario ed ampio che offre una panoramica dei tipi e dei motivi della narrativa popolare casertana, un numero considerevole di fiabe di re, di principesse fatate, di draghi e mamme-drago, novelle, leggende, motteggi, facezie, burle, proverbi e modi di dire, aneddoti, storielle ed apologhi. Scovare quello che la gente ha tramandato oralmente per secoli  è stata un’impresa difficile, si legge nell’introduzione, perché il popolo è allusivo, ermetico, sfuggente: è strafottente, carnale, con la battuta facile, la voglia di vivere e di morire addosso. Eppure le leggende ci sono, un patrimonio immenso che chiede solo di essere esplorato. Il libro è arricchito da 16 tavole fuori-testo con le illustrazioni originali di Giuseppe della Ventura.
Marcello Natale, laureato in Sociologia presso l’Università Federico II di Napoli e diplomato in Scienze Religiose presso l’ISR “S.Pietro” di Caserta, è docente di R.C. con incarico di Primo Collaboratore del Dirigente Scolastico presso il Liceo Classico “P.Giannone” di Caserta.Attualmente è impegnato nella sperimentazione delle tecniche multimediali nel campo della ricerca antropologica, allargando lo sguardo comparativo alla Storia dell’arte. È Presidente del Coasca, Coordinamento delle Associazioni Casertane, e presidente-reggente del Comitato Provinciale di Caserta della Società Dante Alighieri, è stato anche nominato Chevalier des Palmes Académiques dal Ministero dell’Istruzione Nazionale Francese con decreto del 1° ottobre 2007.