venerdì 20 gennaio 2017

E’ online il bando per il MASTER di I livello in “Criminologia, Psicopatologia Criminale e Politiche per la Sicurezza Sociale” organizzato dal Dipartimento di Psicologia della SUN - Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, con il patrocinio dell’Ordine degli Avvocati e di quello degli Psicologi della Campania.


Il MASTER, diretto dalla criminologa della SUN Giovanna Palermo, si caratterizza per la completezza del percorso formativo che è articolato in 4 moduli didattici, con una sezione giuridica, una criminologica, una sezione dedicata alla psicopatologia criminale ed una sezione dedicata alle investigazioni alle politiche di sicurezza.
Il Master è realizzato con l’apporto delle competenze specifiche, di criminologi, medici legali, sociologi, psicologi, giuristi sia dell’Ateneo che appartenenti al mondo delle professioni e si propone di formare esperti di criminologia e di politiche per la sicurezza, con lo scopo di contrastare la criminalità e di promuovere nuove ed efficienti misure per la prevenzione e la repressione.
E’ previsto l’approfondimento di diverse discipline quali il diritto e la procedura penale, la sociologia dei conflitti, la vittimologia, la statistica criminale, il diritto penitenziario, la medicina legale, la psichiatria forense, le attività clinico-criminologiche, la consulenza peritale, la psichiatria clinica, la psicologia giuridica, la psicologia dinamica, lo studio delle organizzazioni criminali e dell’economia criminale, la violenza contro le donne, il terrorismo, le metodologie investigative di analisi e di intelligence, l’analisi della scena del crimine e la criminalistica.
Il Master si svolgerà presso il Dipartimento di Psicologia della SUN - Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” presso l’aulario di Via Vivaldi a Caserta ed avrà inizio ad Aprile 2016, con lezioni che si terranno con cadenza settimanale.
All’esito del percorso formativo, che prevede oltre alle lezioni frontali la partecipazione a Stage e l’elaborazione di una Tesi con esame finale, sarà rilasciato un diploma universitario con il riconoscimento di 60 CFU.
Il Comitato Scientifico è composto da docenti dell’Ateneo campano quali Anna Costanza Baldry, Bruno Della Pietra, Michele Lanna, Clara Mariconda, Sergio Minucci, Giovanna Nigro, Giovanna Palermo, Raffaella Perrella, Gianmaria Piccinelli, Elvira Romano ed Angelo Volpe.
L’iscrizione andrà effettuata online sul sito www.unina2.it ed il termine per iscriversi scadrà il 20 Febbraio 2017 alle ore 15.30. All’atto dell’iscrizione è possibile chiedere di partecipare all’assegnazione della borsa di studio messa a disposizione dalla “Cuam University Foundation” (www.cuam.eu).

Per informazioni consultare la pagina web www.psicologia.unina2.it, la pagina FB “Master in Criminologia e Psicopatologia Criminale” oppure chiamare l’Infoline 3397872767.


RUVIANO: “VENT’ANNI DI FICTION SUL GOLFO”, PATRIZIO RISPO OSPITE DI CREAZIONE FESTIVAL


L’attore di teatro, cinema e tv incontrerà i suoi fan nel centro Polifunzionale della frazione
Alvignanello. Seguirà l’esibizione dei Corde Oblique, un gruppo musicale Ethereal folk progressive italiano


                                                   20 gennaio 2017


Si sono già raccontati al pubblico di CreAzione Festival l’attore Maurizio Casagrande e il regista Edoardo De Angelis. Domenica 22 gennaio alle ore 20.30 presso il Centro Polifunzionale della frazione Alvignanello di Ruviano toccherà a Patrizio Rispo, attore di teatro, cinema e televisione noto al grande pubblico per la soap opera trasmessa da Rai 3, “Un posto al sole”, dove dal 1996 interpreta il ruolo di Raffaele Giordano. In teatro ha recitato con Vittorio Caprioli, Eros Pagni, Carla Gravina, Valeria Moriconi; ha scritto quattro commedie teatrali. Nel 2003 è stato premiato come miglior attore con la Grolla d’Oro a Saint Vincent. E non solo. Nella sua biografia spiccano anche il Premio Totò, il premio Napoli film festival, il premio Pirandello e il premio Galà del cinema e della fiction 2011 come miglior attore. Il simpatico e solare Patrizio Rispo incontrerà e si confronterà con i suoi fan per celebrare i vent'anni di carriera partenopea sul Golfo.

La chiacchierata con “il portiere di Palazzo Paladini” moderata da Michele Rosco, sarà preceduta alle ore 20:00 dalla proiezione del video “Zappatori e Caroselli – viaggio cinematografico nella canzone napoletana” e seguita alle ore 21.15 dall’esibizione dei Corde Oblique in “Maestri del colore”, un gruppo musicale Ethereal folk progressive italiano fondato nel 2005 e diretto dal musicista Riccardo Prencipe (chitarrista-autore dei testi-compositore). I brani composti dall’ensemble sono tematicamente connessi al patrimonio storico artistico italiano. I Corde Oblique hanno in totale cinque album all’attivo, mentre due album erano stati pubblicati precedentemente come progetto Lupercalia, distribuiti in Europa e nel mondo da case discografiche francesi, italiane, portoghesi, inglesi e russe.

La tappa nel comune guidato dal sindaco Roberto Cusano rientra per cartellone degli interessanti eventi di CreAzione Festival, il Festival della produzione cinematografica d’autore organizzato dal Comune di Caiazzo e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del Programma Operativo Complementare (POC) 2014-2020. Cinema, musica, teatro, incontri, mostre, degustazioni di prodotti tipici: gli appuntamenti stanno animando 8 comuni dell'Alto Casertano partner dell’iniziativa e si concluderanno il prossimo 29 gennaio con un evento conclusivo che si terrà a Caiazzo. Parliamo di centri della provincia di Caserta ricchi di storia e di storie, siti da visitare e tradizioni da tramandare, comuni che ben si prestano ad accogliere iniziative volte alla promozione del territorio e alla tutela del patrimonio artistico e ambientale di centri incontaminati e suggestivi quali essi sono.  




  

VASTA OPERAZIONE DI CONTROLLO DEL TERRITORIO ED ARRESTO DI UN SESSANTENNE SESSANO TROVATO IN POSSESSO DI ARMI ED ESPLOSIVI


GLI AGENTI DEL COMMISSARIATO P.S. DI SESSA AURUNCA – DIRETTI DAL VICE QUESTORE AGGIUNTO DR. MARIO RUSSO – NELLA GIORNATA DI IERI HANNO TRATTO IN ARRESTO IL SESSANTASEIENNE G. G. PER ILLECITA DETENZIONE DI ARMI ED INGENTE QUANTITA’ DI MUNIZIONI ED ESPLOSIVI .
IN DETTAGLIO, NELL’AMBITO DI UN ARTICOLATO SERVIZIO DI CONTROLLO DEL TERRITORIO PROGRAMMATO E POSTO IN ESSERE DAGLI STESSI AGENTI DEL COMMISSARIATO DI SESSA AURUNCA, COADIUVATI, NELL’OCCASIONE, ANCHE DA UNITA’ CINOFILE DELLA QUESTURA DI NAPOLI, EFFETTUAVANO UNA PERQUISIZIONE PRESSO L’ABITAZIONE DEL PRECITATO G.G. IN LAURO DI SESSA AURUNCA ALLA RICERCA DI ARMI, MUNIZIONI ED ESPLOSIVI. L’ATTO DAVA ESITO POSITIVO IN QUANTO, IN UN BOX GARAGE ANNESSO ALLA SUA ABITAZIONE, GLI AGENTI RINVENIVANO 3 FUCILI, 1083 CARTUCCE, UN KG DI POLVERE DA SPARO E PARTI DI ARMA TUTTE ILLECITAMENTE DETENUTE ANCHE IN RELAZIONE ALLA CIRCOSTANZA CHE IL G.G. RISULTAVA GIA’ OGGETTO DI SPECIFICO DIVIETO DI DETENZIONE DI ARMI E MUNIZIONI IRROGATOGLI NEL NOVEMBRE 2004 DAL PREFETTO DI CASERTA.
PERALTRO LE ARMI RINVENUTE RISULTAVANO PRIVE DI MATRICOLA E PERTANTO DA CONSIDERARSI ARMI CLANDESTINE.
CONDOTTO PRESSO IL COMMISSARIATO DI SESSA AURUNCA E’ STATO DICHIARATO IN STATO DI ARRESTO PER DETENZIONE DI ARMI CLANDESTINE, ILLECITA DETENZIONE DI MUNIZIONI ED ESPLOSIVI, NONCHE’ PER VIOLAZIONE DEL DIVIETO DI DETENZIONE DELLE ARMI.
DOPO LE FORMALITA’ DI RITO SU DISPOSIZIONE DEL P.M. DI TURNO PRESSO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI S. MARIA C.V. DR. OCCHIONERO E’ STATO PROVVISORIAMENTE SOTTOPOSTO AGLI ARRESTI DOMICILIARI IN ATTESA DI GIUDIZIO.
I SERVIZI DI CONTROLLO DEL TERRITORIO, IN CONSEGUENZA DEI QUALI E’ STATO EFFETTUATO L’ARRESTO DEL G.G., HANNO ALTRESI’ PERMESSO DI CONTROLLARE – ATTRAVERSO MIRATI POSTI DI BLOCCO SULLE PRINCIPALI ARTERIE CITTADINE – CIRCA UN CENTINAIO DI PERSONE, 70 AUTOVEICOLI E DI RILEVARE 3 VIOLAZIONI AL CODICE DELLA STRADA PER LO PIU’ RIGUARDANTI L’USO DELLE CINTURE DI SICUREZZA. SEMPRE NELL’AMBITO DEI MEDESIMI SERVIZI SONO STATE EFFETTUATE 5 PERQUISIZIONI DOMICILIARI ED ALTRETTANTE VEICOLARI DI ARMI, MUNIZIONI E DROGA. IN ESITO AD UNA DI QUESTE E’ STATO ANCHE RINTRACCIATO UN SOGGETTO DESTINATARIO DI NOTE DI RINTRACCIO PER MOTIVI DI GIUSTIZIA.



SESSA AURUNCA, 20 GENNAIO 2017

giovedì 19 gennaio 2017



                                                       




                                           



CREAZIONE FESTIVAL E BIENNALE INTERNAZIONALE POESIA,
SABATO DI MUSICA, CINEMA E TEATRO A GIANO VETUSTO

L’appuntamento il 21 gennaio nella sala polifunzionale
Con lo spettacolo di Antonio Iavazzo, la musica di “Giancarlo Perna 5th” e l’esperienza dell’ambasciatore della Cultura
di Terra di Lavoro 
Angelo Antonucci





Sarà la sala polifunzionale del comune di Giano Vetusto ad ospitare la sesta tappa di CreAzione Festival, il Festival della produzione cinematografica d’autore organizzato dal Comune di Caiazzo e finanziato dalla Regione Campania nell’ambito del progetto PROGRAMMA OPERATIVO COMPLEMENTARE (POC) 2014-2020.


La rassegna di spettacoli, eventi musicali e performance d’autore è partita lo scorso 21 dicembre dal centro che diede i natali all'impresario teatrale don Peppe Jovinelli, ma sta continuando ad animare con il cinema, riferimento e luogo privilegiato dell’immaginario, anche altri paesi dell’Alto Casertano. CreAzione è stato infatti già ospitato dai comuni di Castel Campagnano, Castel di Sasso, Piana di Monte Verna e Rocchetta e Croce. Pronti all’accoglienza Ruviano (22/01) e Roccaromana (28/01), comuni che rientrano nell’area del Monte Maggiore e che rappresentano (sono in totale 8 i comuni interessati dal progetto, ndr.) un territorio ancora troppo poco conosciuto ma che possiede risorse ed eccellenze ambientali, culturali e naturalistiche che ne fanno un potenziale distretto turistico di qualità.

Sabato 21 gennaio a Giano Vetusto, in collaborazione con la Biennale internazionale di poesia (kermesse culturale alla quale hanno partecipato oltre 200 scrittori e poeti provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero), il pomeriggio all’insegna del teatro, della musica e del cinema sarà aperto alle 18:00 da “La domanda di matrimonio”, atto unico liberamente ispirato all’omonimo testo di A. Cechov. Un libero adattamento di Antonio Iavazzo, attore, regista, didatta e formatore in Discipline Teatrali e dello Spettacolo ed in Tecniche di Creatività; autore di Romanzi, Poesie, Testi Teatrali, Adattamento e Regia di Opere Teatrali, Letterarie e Poetiche. Alle 20.30 spazio al sound targato “Giancarlo Perna 5th”, il quintetto che costituisce la naturale evoluzione di due progetti (“Acoustic Project” e “Etno-Jazz Project”) iniziati nel 1998 con alcuni musicisti napoletani, che ha portato alla realizzazione dei Cd “Macedonia Mista”, “Da Sud a Nord” e “Transumanze”, in distribuzione su tutti i circuiti nazionali ed internazionali. Chiuderà la serata l’incontro con il regista e sceneggiatore Angelo Antonucci, l’attore di origine casertana ritirerà anche il premio di “Ambasciatore della Cultura di Terra di Lavoro”. Presentazione a cura di Erennio De Vita.

***
Creazione Festival è un evento promosso dal Comune di Caiazzo e finanziato con fondi POC Campania 2014-2020 - Linea Strategica 2.4 “Rigenerazione urbana, politiche per il turismo e cultura”.



Organizzazione CreAzione Festival Caiazzo
ufficiostampacreazionecaiazzo@gmail.com
mob: +39 348 5 255 957
Ufficio Stampa: Federica Landolfi
mob: +39 389 16 25 666




 Sceglie nel segno della continuità la Regione Campania che, nel ruolo di delegata in seno al Consorzio di Bonifica del Sannio Alifano, ha confermato l’uscente Dott.ssa Maria Eremenziana Gianfrancesco


A distanza esatta di tre anni dalla sua prima nomina all’interno del Consiglio dei Delegati dell’Ente consortile, dalla dipendente del Consiglio Regionale della Campania è stata designata nuovamente quale rappresentante della giunta regionale tanto nell’assemblea quanto nella deputazione amministrativa del Sannio Alifano.

Una promozione sul campo che è stata ufficializzata lo scorso lunedì dal Governatore On. Vincenzo De Luca che, su proposta del proprio consigliere per l’Agricoltura Dott. Franco Alfieri, ha firmato il decreto di nomina di Gianfrancesco quale delegata regionale, un ruolo svolto con impegno assiduo e partecipazione attiva e vigile nell’ultimo triennio in seno all’amministrazione guidata dal Presidente uscente Prof. Pietro Andrea Cappella.

Funzione che Gianfrancesco è pronta a rivestire anche nel prossimo quinquennio all’interno del Consiglio insediatosi lo scorso 4 novembre ed in attesa di poter completare gli organi direttivi e la composizione dell’amministrazione consortile, nel frattempo guidata dal Presidente Dott. Alfonso Santagata. Del resto, una prima conferma della posizione della funzionaria del parlamentino regionale nel Sannio Alifano era arrivata già nei mesi scorsi quando il Direttore generale per le Politiche Agricole e Forestali, Dott. Filippo Diasco, aveva prorogato l’incarico della riconfermata delegata regionale nella fase di transizione dal precedente al nuovo consiglio dei Delegati, così come eletto a seguito della tornata elettorale del 25 settembre scorso che ha segnato l’avvio della nuova era amministrativa.

Gianfrancesco sarà componente di diritto sia dell’assemblea consortile che della deputazione amministrativa così da poter svolgere appieno il suo ruolo di controllo e vigilanza sugli atti adottati dall’organo esecutivo dell’Ente di Bonifica, così come puntualmente fatto nell’ultimo triennio.
Il suo insediamento ufficiale avverrà nel prossimo consiglio che dovrebbe tenersi già nelle prossime settimane per procedere alla elezione del presidente, del vice, dei componenti della deputazione e del collegio dei revisori dei conti, così da dare finalmente avvio all’attività amministrativa e di governo dell’Ente di viale della Libertà, allo stato bloccata dalla ritardata nomina dei delegati delle province di Caserta, Benevento e Avellino.

"Il rinnovo dell’incarico, - dichiara la delegata Gianfrancesco - rafforza un percorso iniziato durante la precedente consiliatura svolto nell’esclusivo interesse dei Consorziati e dell’intero territorio. Ringrazio per la fiducia riconosciutami il presidente Vincenzo De Luca ed il delegato all’Agricoltura Franco Alfieri. Sono certa che tutte le attività legate al mio ruolo, di delegata Regionale, si svolgeranno in sintonia ed in sinergia con il presidente, la Deputazione amministrativa ed il Consiglio dei Delegati".







  IL COASCA IN AZIONE PER
 I DIRITTI DEI CITTADINI 




Vivibilità, sicurezza, rifiuti, trasporti e Macrico: il Coasca chiede lumi al Sindaco Marino.



Prima riunione del nuovo anno sociale del Coordinamento delle Associazioni Casertane, martedì 10 gennaio, presso la sala Moscati della Parrocchia Buon Pastore di Caserta. Il presidente Marcello Natale (Società Dante Alighieri), ricordando i tanti punti all’ordine del giorno, si è soffermato sulla volontà, emersa tra l’altro in altre riunioni, di organizzare un incontro ad hoc con il sindaco Carlo Marino. “È un impegno che abbiamo preso con i cittadini di Caserta, che rappresentiamo attraverso le oltre 70 associazioni che fanno parte del Coasca, durante la campagna elettorale dello scorso maggio– ha detto Natale – ora intendiamo verificare quanti di quegli impegni promessi dall’allora candidato sindaco sono stati mantenuti”. Un ristretto gruppo già sta infatti definendo i dettagli del summit, dal momento che, come ricorda Mario Giardinetto (Comitato pro Tribunale) il sindaco ha sottoscritto un accordo con il Coasca ed è giusto che riferisca su ciò che è stato fatto: “Gli verrà di nuovo sottoposto un documento e dovrà rispondere per iscritto”. In proposito, c’è però anche chi, come Rosanna Zitelli, segretaria del Coasca, vede in questo incontro solo una passerella del primo cittadino e chiede invece di dedicarsi ai tanti piccoli problemi quotidiani, tra cui l’inesistente vivibilità. Un’importante questione che sta molto a cuore al Coordinamento è quella del Macrico. 


“Il Coasca – ricorda Natale - ribadisce l’apprezzamento per la proposta avanzata da Carrino sul Polo Aerospaziale che dovrebbe sorgere nel sito di proprietà dell’Ufficio del Sostentamento del Clero, ma chiede delucidazioni sui tempi, che ritiene troppo lunghi, sui finanziamenti e sui soggetti impegnati nella realizzazione del progetto”. Il problema principale, per Giardinetto, è l’acquisto del suolo. Nel corso dell’assemblea ci si è soffermati sui rapporti con la Reggia di Caserta, all’indomani anche dell’incontro che il Coasca ha avuto con il Direttore Mauro Felicori. Considerata l’enorme affluenza di turisti che arrivano al Palazzo Reale, Anna Speranza (Fisar) chiede per l’economia della città una ricaduta maggiore. È bene, a detta di Carlo Iacone (Rotary Club), che si crei una cabina di regia con il manager bolognese e si inserisca nel virtuoso circuito turistico del Monumento Vanvitelliano, Patrimonio dell’Unesco, anche il Belvedere di San Leucio di proprietà della città e del comune. Secondo Iacone, infatti, si potrebbe seguire un valido suggerimento, appreso dai media, dell’ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari che avrebbe proposto di affidare la gestione e la tutela del bene a cooperative di giovani. Un’idea apprezzabile”, ha detto Iacone che invita tutti i soci a pensare a qualcosa di nuovo e di diverso per la città, ovviamente senza tralasciare “le politiche spicce” necessarie per la quotidianità”. Anche da parte di Cesare Trematore (Cittadinanza attiva) la richiesta di enfatizzare il turismo a Caserta: “Una città che – ha detto - nonostante i tanti tesori, è brutta”. Il suo riferimento va all’ingresso in città per gli automobilisti provenienti dalle autostrade e che arrivano nella “squallida via Verdi”. A tenere banco anche la questione parcheggi e strisce pedonali, ormai poco visibili in tante zone del comune capoluogo. Per il Coasca, la Publiservizi, il cui contratto è scaduto lo scorso 31 dicembre, ha provveduto a dipingere  solo quelle blu, a pagamento, che sono sempre ben visibili agli utenti. Le strisce pedonali, che tra l’altro secondo Anna Speranza (Fisar) sono ubicate troppo vicine alle curve, e dunque pericolosissime, non sono affatto visibili. Il Coasca chiede più sicurezza in strada ed un intervento dell’Ufficio Tecnico; nel contempo invita l’Amministrazione Comunale a predisporre che, nel prossimo contratto sui parcheggi cittadini, che sarà sempre “attenzionato” dal Coordinamento, si inserisca anche la clausola di provvedere alle strisce pedonali, dal momento che il Comune non riesce a farlo con le sue risorse. Sulla questione “parcheggiatori abusivi”, Giardinetto ha informato che il Consiglio Comunale ha approvato una delibera per far prorogare le strisce blu fino alla mezzanotte, per evitare che tali “soggetti” si approprino di quegli spazi e chiedano anche con prepotenza soldi agli automobilisti. Sempre in tema di sicurezza sono in tanti che lamentano la presenza di troppe buche sul manto stradale, molte delle quali in periferia. A proposito di vivibilità e parcheggi, sono emerse molte criticità: Natale fa rilevare come, in piena Ztl,  sul corso Trieste, ribattezzata “terra degli abusivi”, ci siano troppe macchine in sosta, non solo sulle strisce blu, anche sul lato opposto, dove operano con tranquillità “parcheggiatori illegali”; Trematore, invece, riferisce che nella vicina e centrale via Roma sono molte le auto parcheggiate anche in terza fila, che molto spesso bloccano il traffico. Altro punto affrontato è il Puc rivisto anche alla luce della delibera comunale n.17 del 5.8.2016 “Patto con la città” e della delibera comunale n. 22 del 9.8.2016 “Parco dei Tifatini”. Relativamente ai trasporti urbani,  pur essendoci sono nuovi mezzi in città, il problema rilevato dal Coordinamento sta nella mancata fruizione da parte dei cittadini. Dal Coasca dunque la richiesta di collocare un dispositivo elettronico che informi e aggiorni sull’arrivo del mezzo alla fermata, come avviene ormai in tantissime città italiane. Sul tema rifiuti urbani e igiene della città, per il Coasca si deve fare di più, la raccolta differenziata tarda a decollare, la manutenzione del verde lascia a desiderare e il Digestore preoccupa, e non poco, tutti i soci (risulta che la VII Commissione Consiliare permanente della Regione abbia espresso parere negativo per la localizzazione di un impianto di compostaggio nell’area “Lo Uttaro” così come è stato proposto dal comune di Caserta). All’incontro del coordinamento sono intervenuti tanti soci, tra gli altri, Rosalba Ciannarella (Cittadinanza attiva), Giovanna Ferrante (Il Girasole) Annamaria Ievoli (Caritas) e Rossella Calabritto (Fidapa).


martedì 17 gennaio 2017

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NUOVAMENTE ARRESTATO L'EX SINDACO DE LUCIA E LA SUA BANDA 

Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, nelle province di Caserta, Benevento, Catania e Terni, coordinati dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, stanno eseguendo un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere, degli arresti domiciliari e del divieto di dimora nella Regione Campania,emessa dall’ufficio GIP del locale Tribunale, nei confronti di 10 indagati tra cui l’ex sindaco del Comune di San Felice a Cancello e ex consigliere presso la Regione Campania, Pasquale DE LUCIA, Rita Emilia Nadia DI GIUNTA, ex presidente ed a.d. della Società “TERRA DI LAVORO spa”, nonché  Antonio ZAGARIA, fratello del noto boss Michele ZAGARIA, ritenuti responsabili, a vario titolo, di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio, con l’utilizzo del metodo mafioso. 

giovedì 12 gennaio 2017

 


in località “Forniello” in agro di Raviscanina alle ore 17 del 26 giugno del 1954

LA MIETITURA DEL GRANO INSANGUINATA DA UN DUPLICE DELITTO






 



L’agricoltore Pietro Manera  uccise il trattorista  Vincenzo Ricciardi e ferì gravemente il suo vicino Santo Albanese

Il duplice delitto era stato consumato perché  il trattorista  aveva promesso di mietere il grano quel giorno invece si era recato a mietere il grano dell’Albanese con cui il Manera non era da tempo in buoni rapporti.



Sant’Angelo d’Alife – Il 27 giugno del 1954 i carabinieri di Ailano, furono informati che poco dopo le ore 17 in contrada “Forniello” di Raviscanina era stato consumato un omicidio e immediatamente si portavano in tale località e precisamente sul fondo condotto a mezzadria di tale Sante Albanese. Quivi constatavano che tal Vincenzo Ricciardi, già cadavere ed insanguinato – specie al di sotto del braccio destro – era riverso sul sedile di un trattore che al traino di una mietitrice era fermo poco lontano dalla casa colonica dell’Albanese. Dalle dichiarazioni dei presenti riuscivano prontamente ad assodare che tal Pietro Manera, abitante  in una masseria distante circa 300 metri da quella dell’Albanese, aveva con due colpi di fucile da caccia, esplosi una di seguito all’altro, colpito per primo l’Albanese,  che trovavasi in piedi sulla mietitrice, poi il Ricciardi che era alla guida del trattore. Che il duplice delitto era stato consumato perché l’operaio aveva promesso di mietere il grano alle ore 14 di quel giorno invece si era recato a mietere il grano dell’Albanese con cui il Manera non era da tempo in buoni rapporti.   E subito gli inquirenti si chiesero: “Può una simile ragione essere causa di un duplice delitto?”. Purtroppo era vero. Infatti il Manera costituitosi nella serata presso la locale caserma dei carabinieri assumeva – senza alcun pentimento – di aver commesso il delitto, accecato dall’ira perché pur essendo stato per oltre quattro giorni dal proprietario della mietitrice portato in giro per la mietitura dei suoi 14 tomoli, (ogni tomolo è circa 3500 mq.), di grano di cui perciò aveva temuto la perdita, si era sentito rispondere dal trattorista in modo evasivo di “arrangiarsi” mentre l’Albanese che era sulla mietitrice intento alla Raccolta del suo grano non aveva visto più nulla ed aveva sparato prima contro l’Albanese e poi contro il Ricciardi i colpi del suo fucile che, guarda caso, che nell’atto di portarsi nel fondo del vicino aveva causalmente addosso intendendo uccidere una serpe intravista nel proprio fondo. Gli investigatori della Fedelissima  interrogarono gli altri operai presenti al delitto: Biagio Di Mundo, Guglielmo Iannaccone e Antonio Visone i quali avevano fatto in tempo a gettarsi dal trattore prima che il Manera facesse fuoco. Il Manera dopo aver ucciso il Ricciardi, (operaio della mietitrice), ferito l’Albanese (vicino di terra e suo nemico) inseguì Generoso Longo, che era presente sul posto, il quale essendo il proprietario della mietitrice a lui veniva attribuito l’ingiusto comportamento. Per fortuna riuscì a fuggire mentre il Manera tentava di ricaricare a pallettoni il suo micidiale fucile.  Alla stregua di quanto sopra i carabinieri denunciavano all’A.G. il Manera per omicidio e tentato omicidio. A seguito degli  accertamenti predisposti dagli inquirenti i periti  Emiddio Farina e Pasquale Tagliacozzi,   nella loro relazione di perizia medico-legale accertavano che la morte del Ricciardi era stata cagionata da imponente emorragia dovuta alla lesione di grossi vasi e dei polmoni provocata da un colpo di arma da fuoco a canna lunga, portatile, caricata a caprioli, esploso da breve distanza che aveva attinta la regione sotto ascellare destra.  Il ferito veniva dichiarato guarita in 25 giorni poiché i cinque pallini che lo avevano raggiunto si erano fermati nei tessuti sottocutanei senza perciò penetrare in cavità. L’autopsia sul cadavere della vittima Vincenzo Ricciardi venne eseguita dai periti  della Procura Dott.ri  Emiddio Farina e Pasquale Tagliacozzi.  L’imputato,  confermava sostanzialmente le dichiarazioni rese ai carabinieri, chiarendo di “essersi sentito fortemente offeso dal contegno serbato dal proprietario  della mietitrice,  su evidente suggerimento del Ricciardi  e dell’Albanese”. Ed ecco la prima mossa della difesa. Su istanza del suo difensore, Avv. Giuseppe Garofalo, veniva avanzata il  al Giudice Istruttore istanza per far sottoporre il suo assistito a perizia psichiatrica in quanto “il Manera – era detto nell’istanza -  appartiene ad una famiglia tarata come provano gli allegati certificati relativi a due suoi prossimi congiunti”. Il primo ad occuparsi della presunta malattia mentale dell’imputato fu il Dott. Francesco Corrado, Medico alienista presso il Manicomio Giudiziario di Aversa il quale concludeva per la “non piena imputabilità dell’imputato”, con una diagnosi che  il soggetto0 era  inquadrabile in una forma di “delinquenza anomala, impulsiva, degenerativa, che non può definirsi normale, abituale, ambientale, reazionale o passionale”. E nelle conclusione – rafforzando la diagnosi espressa dal perito di ufficio - che Manera sia effettivamente un neurosico-anomalo; ossia uno psicopatico (ammissione del Dr. Corrado) ma che questa personalità psicopatica si illumina di tutte le caratteristiche dell’epilettivismo, per il fatto stesso di essere anamotivo, crudo, insensibile, quasi che la sfera affettiva-sentimentale fosse atimica o la sfera istintiva emotiva ossia temperamentale che di quella caratteriologica è una disormaonia della personalità a chiaro contenuto patologico inquadrabile nelle caratteristiche dello epilettoiode, discontinuo, freddo, anestetico, senza rimorsi né ravvedimenti;  adesivo e vischioso nell’atteggiamento mentale duro e quadrato come un macigno insensibile nei tegumenti e nell’animo (la cosiddetta legge Lombrosiana). Che tale personalità anomala o psicopatica  ha agito nell’episodio criminoso con una sproporzione tra stimolo 
e reazione con una precipitazione irrazionale e cieca; con un oscuramento di coscienza coperta da lacune amnesica, da raffigurare inquadrandola, la figurazione del crimine dell’epilettico”. E così concluse la sua perizia psichiatrica: “Che tale inquadramento  comporta una differente valutazione delle responsabilità psico-sociali e quindi dell’applicazione della pena, perché non era in quel momento nella piena capacità di intendere e di volere”.

A rafforzare tale posizione vi erano stati gli interventi del Prof. Annibale Puca, psichiatrica di fama e direttore del Manicomio Giudiziario  di Aversa, con una diagnosi:  “affetto da demenza senile con delirio geloso”. Il giudice istruttore al termine della sua istruttoria – su conforme richiesta del pubblico ministero – chiese il rinvio al giudizio del Manera per omicidio premeditato e tentato omicidio. Nella sua motivazione affermò, tra l’altro:  “è certo che il martedì 22 giugno del 1954, Generoso Longo procedette alla mietitura del grano nel fondo dello imputato a mezzo della sua mietitrice trainata da due buoi appartenenti l’uno al Manera e l’altro ad un vicino di fondo di costui, tal Michele Gilardi. Dei quattordici moggi di grano furono però mietuti soltanto una parte, benchè fosse tutto maturo, ma che poteva attendere ancora qualche giorno ed infatti il Manera desiderò conoscere in qual giorno la mietitura del suo grano sarebbe stata portata a termine. E’ da ritenersi che venne concordato al più tardi il giorno venticinque perché proprio da tal giorno è dato cogliere una certa ansietà del Manera. Giocò un ruolo determinante ed anche frastornante il fatto che si protrasse la mietitura sul fondo dell’Albanese (suo vicino e acerrimo nemico con il quale addirittura era impelagato in giudizi civili per danni e risarcimenti con atti di pignoramenti e sequestri) ed infatti quando ancora era in atto la mietitura appunto verso le ore 17 improvvisamente apparve sul limitare del fondo il Manera col fucile da caccia sulla spalla sinistra lamentando il fatto che erano trascorse le ore di proroga esclamando: “Compa Viciè, è a parola addo stà?”… e lui di rimando, con arroganza e strafottenza: “Devo prima farmi i cazzi miei e poi…”. A questo punto il Manera lasciò parlare la sua doppietta caricata a caprioli e lasciò sul fondo una cadavere ed un moribondo.
Fonte: Archivio di Stato di Caserta


L’agricoltore Pietro Manera  uccise il trattorista  Vincenzo Ricciardi e ferì gravemente il suo vicino Santo Albanese
Il duplice delitto era stato consumato perché  il trattorista  aveva promesso di mietere il grano quel giorno invece si era recato a mietere il grano dell’Albanese con cui il Manera non era da tempo in buoni rapporti.


Il verdetto fu di una condanna a 20 anni di reclusione. La Corte di Assise di Appello esaminò il ricorso riformando la sentenza e riducendo la pena
ad anni 17
Il verdetto fu di una condanna a 20 anni di reclusione. La Corte di Assise di Appello esaminò il ricorso riformando la sentenza e riducendo la pena
ad anni 17


Due anni dopo il delitto, Pietro Manera venne giudicato per omicidio volontario e tentato omicidio dalla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere (Presidente, Giovanni Morfino; giudice a latere, Renato Mastrocinque; pubblico ministero, Gennaro Calabrese) il verdetto fu di una condanna a 20 anni di reclusione con la recidiva generica contestata in udienza e  la concessione delle attenuanti generiche (modificato il capo di imputazione da omicidio volontario e tentato omicidio in omicidio volontario continuato). In sede di dibattimento, però, il Manera cercò di riparare al suo assurdo delitto. Ma non fu  creduto dai giudici. “Non so neppure io come siamo partiti i colpi dal mio fucile…- esordì innanzi alla Corte - io avevo appuntamento con Generoso Longo, proprietario del trattore e della mietitrice fin dal giorno 20 giugno. Infatti il Longo aveva mietuto nel mio fondo una certa quantità di grano. Egli si allontanò il giorno diciannove dicendomi che sarebbe ritornato l’indomani.. egli invece mi portò per le lunghe senza darmi alcuna spiegazione. Il giorno del delitto mi portai sul mio terreno (erano 14 moggia di grano che per il calore andavano quasi tutti perduti) e portavo addosso il fucile carico, sia perché lo portavo abitualmente, sia perchè la mattina avevo notato una serpe sul mio fondo. Alle mie rimostranze sia il Ricciardi che l’Albanese mi risposero in malo modo… a quel punto ebbi un momento d’ira, quasi una paralisi dei sensi, imbracciai il fucile e partirono i due colpi…”. Infine a nulla valsero le tesi difensive sulla sua infermità mentale (decretata dal consulente di parte e negata dal perito di ufficio);   a nulla valsero i certificati del manicomio per il ricovero di due suoi prossimi congiunti (Dante Manera di Vincenzo e Vincenzo Antonio Manera fu Pietro, ricoverati il primo, il 9 ottobre del 1948, ed il secondo il 6 agosto del 1951). L’unica “vittoria” della difesa fu infine la contestazione della continuità del reato. Paca cosa? Non è vero perché 20 anni per un omicidio con la continuazione non sono pochi. Infatti la Corte di Assise di Appello esaminò il ricorso il 18 ottobre del 1957, riformando la sentenza e riducendo la pena ad anni 17. Gli avvocati impegnati nei tre gradi di giudizio furono: Mario Mastrolillo, Nicola Cariota Ferrara, Francesco Lugnano, Ciro Maffuccini e Giuseppe Garofalo.  


Fonte: Archivio di Stato di Caserta  

UN AVVOCATO DEL COLLEGIO DIFENSIVO IL SEN. FRANCESCO LUGNANO 

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domenica 8 gennaio 2017




Nel centro di San Cipriano di Aversa 
il 1° maggio del 1954


LA FESTA DEI LAVORATORI INSANGUINATA DA UN EFFERATO
DELITTO

Quando lo schiaffo è caparra di morte! A dicembre 1953 i due  fratelli piccoli dei due assassini erano stati schiaffeggiati da  Salvatore Morza contro cui erano diretti i colpi che uccisero per “aberratio ictus” Armando Diana che a lui si accompagnava. 




San Cipriano d’Aversa – Una sera del dicembre del 1953, Salvatore Morza, ebbe a prendere a schiaffi due ragazzi, Arturo Del Vecchio e Giuseppe Diana, i quali avevano recato licenziosa molestia alla giovane Giuseppina Cantelli, sua parente, che si trovava con lui nello stesso tram. I due non avevano reagito, ma dire parole erano uscite dalla loro bocca:“
Hai schiaffeggiato noi che siamo ragazzi, ma te la faremo vedere con i grandi”.  
S’invero la minaccia non fu vana, perché cinque mesi dopo essendosi il Morza – che era di Casal di Principe – recato a San Cipriano d’Aversa - il giorno della festa del 1° maggio 1954, fu affrontato da Eugenio Del Vecchio e Cipriano Diana, fratelli dei due ragazzi schiaffeggiati – con quel tono di fredda calma e apparente correttezza – che in tali casi equivale a vera e propria sfida a fornire spiegazioni sull’incidente del tram. Il Morza, per nulla intimorito, rispose risentitamente ed addirittura venendo alle mani con il Del Vecchio, ma, separati da un paciere, tale Raffaele Variello, a questo punto preferì battere in ritirata verso una vicina bottega di barbiere, mentre contro di lui venivano esplosi dai suoi avversarti tre colpi di pistola. Di questi, due andarono a vuoto ed un terzo raggiunse per errore il giovane Armando Diana che malauguratamente quel giorno si trovava in compagnia del Morza da era del tutto estraneo alla questione. Il povero giovane decedette poche ore dopo. La mattina  del 1° maggio 1954 – come detto - in una via del centro abitato  il giovane Armando Diana veniva attinto per errore al quadrante inferiore sinistro dell’addome da due colpi di pistola diretti, con un terzo andato a vuoto, contro il suo compagno e latitante Salvatore Morza, lestamente rifugiatosi nella vicina bottega del barbiere  Agostino Noviello. 


Dalle pronte indagini esperite risultava  confermata la versione secondo la quale i due erano venuti a San Cipriano, dal natio e vicino comune di Casal di Principe, che il Morza – cinque mesi prima in paese – aveva schiaffeggiato due giovinastri, fratelli minori del Diana e del Del Vecchio, per averli sorpresi a molestare, con parole e atti sconci una sua cuginetta e prossima cognata – era venuto, immediatamente prima degli spari, a colluttazione col Del Vecchio, troncata dall’intervento di tale Raffele Noviello; che, subito dopo,  a tre colpi  fatto segno di tre colpi, di cui il terzo andato a configgersi a 20 cm. da terra nello stipite della porta della vicina bottega del barbiere Agostino Noviello, erasi ivi rifugiato. Vicino. Gli autori dei colpi venivano individuati nei cugini diana e Del Vecchio. Secondo la versione dei carabinieri, il Morza, passeggiando con l’amico, sarebbe stato affrontato – pistola in pugno – da entrambi i cugini, schiaffeggiato e fatto segno a opera del Cipriano Diana  - dopo l’intervento di Raffaele Noviello – e mentre si rifugiava nella bottega, a un primo colpo di pistola. Poi i due cugini imbestialiti avrebbero sfogato la loro ira contro Armando Diana, innocuo spettatore invano implorante pietà e misericordia, sparandogli contro un colpo ciascuno e dandosi poi, pistole in pugno alla fuga. Secondo un’altra versione emergente dagli atti illegalmente raccolti dal Brig. Aniello Romanucci, dei carabinieri (incaricato dell’esecuzione del mandato di cattura, eseguite a Napoli 15 giorni dopo il delitto) e consistenti nell’interrogatorio dei catturati Del Vecchio e Diana e nelle dichiarazioni dei testi da loro indotti – a sparare sarebbe stato, con le note conseguenze il solo Cipriano Diana, sopraggiunto solo allora per difendere il cugino Del Vecchio, che, dopo essere venuto a colluttazione col Morza sarebbe stato posto da costui, dopo l’intervento del Raffaele Noviello, in una situazione di pericolo, per avergli l’altro puntato una pistola: donde la tesi della legittima difesa per il Diana e dell’estraneità del Del Vecchio.  Tesi, codesta, disattesa, con serrato argomentare, come artificiosa e preordinata   durante la latitanza dai giudici di merito, i quali, negata fede ai testi esaminati dal Romanucci, per ragioni tratte dal loro ambiguo comportamento e dalle gravi contraddizioni, fondandosi sulle prime dichiarazioni di Noviello e altri testi di carico all’Arma locale nell’imminenza del fatto e svalutando le successive modifiche di esse, come dovute a compiacenza a favore dei compaesani imputati, hanno ritenuto che i due cugini, considerando come una offesa sanguinosa gli schiaffi somministrati dal Morza cinque mesi prima ai fratelli minori e decisi a vendicarsi – secondo la costumanza locale – in modo clamoroso ed esemplare( con più sonori ceffoni, all’occorrenza, con le armi), da tempo attendessero l’occasione propizia per mandare a effetto tal loro divisamento; e che, offerta loro inopinatamente tale occasione dallo stesso Morza, assieme lo avessero affrontato e che entrambi, dopo la colluttazione ingaggiata dal Del Vecchio e troncata dal Raffaele Noviello, avessero sparato contro di lui nell’atto in cui riparava nella vicina bottega, attingendo invece per errore il malcapitato Armando Diana.  Veniva inoltre accuratamente confutata, come inesatta ed inattendibile la tesi, secondo la quale la stessa vittima, ormai agonizzante avrebbe indicato il solo Diana quale autore degli spari. Il concorso del Del Vecchio, però, veniva affermato in base alla prima dichiarazione di Raffaele Noviello che additava in lui l’autore del primo colpo di pistola e all’accertata fuga dei due con le pistole in pugno. 



Trattasi di apprezzamenti di fatto che per l’esauriente esame e il rigoroso vaglio critico di tutte le risultanze processuali-generiche e specifiche e per la linearità logica del ragionamento, esulano dal sindacato di mera legittimità. Pertanto, la correità del Del Vecchio – scrisse Angelo Lerro,  giudice istruttore, nella sentenza di rinvio a giudizio - è congruamente motivata. Correttamente, secondo un criterio ormai pacifico, è stato desunto “l’animus occidenti” dalla causale, ritenuta adeguata in rapporto all’ambiante e ai soggetti, e dalle modalità dell’azione: arma micidiale, reiterazione dei colpi, regione attinta, breve distanza tra gli offensori e due giovani di Casale, l’uno preso di mira e l’altro attinto. Non si comprende come tale criterio, in mancanza di apprezzabili argomenti, possa venir meno (come sostenne la difesa degli imputati in sede di appello) in tema di reato aberrante  allorché, come nella specie, la persona offesa per errore e la persona che si voleva offendere siano assieme e sullo stesso piano stradale. “Né è esatto che la Corte di merito - (cioè la Corte di Assise di Santa Maria Capua  Vetere, innanzi alla quale furono poi trascinati gli imputati del terribile delitto)- non abbia tenuto conto dell’inclinazione del tragitto del proiettile andato a vuoto e conficcatosi nello stipite della porta del barbiere a soli 20 cm. da terra. Infatti la sentenza si sofferma su tale elemento e anziché desumerne – come si sosteneva – l’assenza della volontà omicida, rileva che, a parte il rilievo che gli altri due proiettili attinsero la vittima in regione vitale, esso è dovuto al fatto che lo sparatore diresse il colpo stesso contro il Morza nell’atto in cui questi scendeva nella sottostante bottega del barbiere, a livello inferiore al piano stradale; donde un argomento di conferma e non di esclusione del proposito truce.   Del pari correttamente è stata negata la provocazione sia per lo  incidente remoto sia per il comportamento del Morza in quel giorno. In vero, a ragione è stata ritenuta legittima la ragione -  concretatasi in sonanti ceffoni – del Morza contro i molestatori della giovinetta sua cuginetta, non potendo egli astenersi dal porre fine, in modo energico ed efficace senza sottrarsi ad un dovere di solidarietà umana e parentale a un’azione riprovevole e indegna, lesiva dell’onore di una fanciulla a lui affidata. Né avrebbero potuto i secondi giudici ritenere non provocatoria e allarmante la richiesta di spiegazioni fatta, anche se in tono apparentemente urbano, dal Del Vecchio al Morza, per gli schiaffi da lui somministrati ai due giovinastri: richiesta, in effetti, come ritenuta, importuna e allarmante per il tempo trascorso per la causale dell’incidente e per la ben nota mentalità  ambientale di vendicare gli schiaffi anche col sangue, e provocatoria per la ravvisata legittimità della reazione del Morza contro i due giovinastri. Pertanto, con retto  criterio è stato ritenuto che quel tragico mattino a provocare l’altro fosse stato il Del Vecchio con detta richiesta e non il Morza, venendo a colluttazione con lui.  


Fonte: Archivio di Stato di Caserta                                  

  




AI DUE GIOVANI FURONO INFLITTI 18 ANNI DI RECLUSIONE VITTIME DI PIÙ DI OGNI ALTRO DEI TRISTI  PREGIUDIZI LOCALI.
AVV. CARLO CIPULLO 


La Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere (Presidente,  Giovanni Morfino; giudice a latere, Renato Mastrocinque;   Pubblico Ministero, Gennaro Damiani) con sentenza del 6 febbraio del 1956, condannò Cipriano Diana e Eugenio Del Vecchio alla pena di anni 18 ciascuno con la concessione delle attenuanti generiche per la loro giovane età, della loro condizione di incensurati e dell’ambiente sociale cui appartenevano e, che di certo esercitava un deleterio influsso specie sui giovani vittime di più di ogni altro dei tristi  pregiudizi locali. Ma la decisione fu impugnata da tutti. Accusa pubblica e privata e dagli imputati. In sede di Appello e di Cassazione si sostenne la mancata concessione di ulteriori attenuanti, dell’eccessiva pena, sulla interpretazione del delitto per “aberratio ictus”, della provocazione. Salvatore Morza, infatti, obiettivo dei colpi sparati che poi uccisero per errore Armando Diana, non solo era pregiudicato ma, in quel periodo, era addirittura “latitante” e ricercato da polizia e carabinieri ed ebbe l’ardire di andare armato in San Cipriano e schiaffeggiare i giovane. 

AVV. GIUSEPPE GAROFALO 


“Questa, sostennero i difensori – non è provocazione?”. Ma nonostante ogni sforzo difensivo (furono impegnati i più grandi penalisti dell’epoca) il  verdetto venne confermato in Appello e Cassazione. Nei tre gradi di giudizio furono impegnati gli avvocati: Giuseppe Sotgiu, Alfonso Raffone, Carlo Cipullo, Nicola Foschini, Ettore Botti, Giuseppe Garofalo, Ciro Maffuccini e Alfredo De Marsico.